Nuvole bianche
pensieri di getto, così, a casaccio, senza ordine né logica
mercoledì 9 dicembre 2015
ne è passato di tempo
e son passata anche io.
è cambiato il mio modo di scrivere, la mia età, i miei capelli, il mio peso, la mia residenza, i miei amici, io.
son cambiate le mie convinzioni, la mia fede, le mie certezze.
è passato un po' tutto;
o l'ho fatto passare senza accorgermene.
Son diventata padrona e regina
della mia vita e dei miei sentimenti
Son diventata giocoliere delle emozioni
e avvocato della paura
Son cresciuta insieme e sola
un po' in Europa, un po' in Asia
un po' nella mia città, un po' nella mia testa.
in realtà rimango l'assillante e acida ragazza di sempre.
in realtà rimango
sempre
felice
domenica 13 aprile 2014
Butta il cuore, altro che ostacolo!
"Masssssì, io direi di mandare tutto a fanculo. A fanculo la logica, la ragione e i sensi! Lasciamoci inebriare da questa follia e coprire da questo muro che non lascia spiraglio al vero. Lasciamoci morire lentamente ed agonizzanti gridiamo, gridiamo di non aver ricevuto abbastanza batoste e di sentirne ancora il bisogno; ma facciamolo come fosse l'unico nostro piacere, perché altrimenti non potrebbe esserci ulteriore spiegazione. E laceriamolo quel cuore! Rendiamolo polvere che tanto non vedo quale sia il bisogno di avere un orologio sballato dentro al petto. Malediciamo quei momenti bastardi di dolcezza e gentilezza: per cortesia, non c'è alcun motivo di rendersi zucchero dopo tutto l'amaro che si ha dentro; chi vorremmo prendere in giro, oltre noi stessi? E poi buttiamo via tutti quei sorrisi! Son troppo vecchi e non mi piace si conservino straccetti di felicità. Al diavolo le male lingue e al diavolo tutti, che ad essere cinici non si sbaglia mai, che a tenere sempre gli occhi socchiusi si rischia per perdere la pazienza, che a nasconderci dietro due apici siamo bravi tutti."
mercoledì 19 marzo 2014
In momenti come questi
...e tu cosa fai in momenti come questi? Rincorrere vecchi profumi, talmente cari da non poterli scordare, a partire da quel detersivo fino a ciò che di buono esce dalla cucina; scappare da ricordi così insistenti, inesistenti, forse, e così instancabili che ti si attaccano alla pelle come sanguisughe. Esci per prendere una boccata d'aria e ti dai conforto col panorama che ti ritrovi davanti. Una carezza; fermi quella lacrima bastarda che esibisce la sua performance da quell'alto trampolino. Troppe emozioni; belle e brutte. Uragano di pensieri. Chaos dentro di te. Blackout.
mercoledì 26 febbraio 2014
Strano, vero?
mercoledì 15 gennaio 2014
Inverno fruttuoso
L'inverno stava preparando le valige. Tutto andava secondo programma. Chronos stava svolgendo il suo lavoro perfettamente così da far passare la stagione corrente ed arrivare quella successiva; solo un piccolo incidente costrinse l'inverno a trattenersi un po' più del dovuto. La primavera era alle porte, esplosiva come sempre, gioiosa; l'inverno rimase lì sull'uscio e le impedì di entrare.
Scoppiò in un pianto interminabile. Lui incrociò il suo sguardo, i suoi occhi, gli stessi che gridavano, gridavano dolore. Non capiva cosa stesse succedendo; scappò. Quei due non si conoscevano; lui, beh, lui aveva un qualcosa di magico che le donò con quello sguardo semplice, ma così intenso. Trascorse il tempo a raccogliere ogni sua più insignificante lacrima, lei, come fossero le tanto fastidiose gocce che cascano dal soffitto di qualche catapecchia di legno sconquassata da chissà quale tempesta; lui l'aiutò, pur non sapendolo. Semplicemente c'era.
L'inverno le asciugò quel bianco viso ricoperto da pioggia di sogni infranti che le scendeva ininterrottamente dagli occhi, con una semplice carezza di vento; gelida.
Gelida la carezza come divenne gelido il suo cuore. I suoi battiti divennero rimbombi, martellate lente su un pezzo di marmo ricoperto da muschio. Si fece legno, lei, si fece albero; divenne corteccia. Acidamente assisteva ai caldi baci dei giovani innamorati che incidevano su di lei frasi sdolcinate a dir poco sgradevoli per il suo cuore vuoto, muto, borbottante; tutto il suo tronco si fece pagina di parole d'amore così tanto astratte da sentirsi ricoperta ormai da nulla e pezzi stracciati qua e là.
Lui incrociò il suo sguardo, i suoi occhi, gli stessi che tacevano, tacevano rimanendo piatti e spenti. Quei due non si conoscevano; lui, beh, lui aveva qualcosa di speciale in quei suoi occhi cangianti, che andavano dal verde al castano, eppure si avvicinavano molto alla magia e allo stupore che prova un bimbo guardando l'arcobaleno: poesia. Ne aveva visti di occhi belli, lei, e sapeva riconoscerli: ci si perde dentro. Nei suoi, però, no; in questi si immergeva completamente fino a ritrovarsi, non sentendosi più spaesata, persa, vuota. Erano una sottospecie di mappa, con lui come più grande tesoro; un planisfero, con lui come più fantastica meta da visitare.
Lui le asciugò quel roseo viso ricoperto da timidi sorrisi, accarezzandole il cuore e guardandola con occhi sorridenti. Forse era lui la sua primavera, la stessa che trovò ogni qual volta l'abbracciasse per rassicurarla e riempirla di nuovi boccioli, anziché di parole fatte e sentite tante e troppe volte, incise da passanti.
Voleva essere vero, rendersi vero, vivo. E solo con lei poteva rendere acceso il sogno di far sbocciare nella sua vita una nuova primavera.
sabato 4 gennaio 2014
"Pensieri e parole"
mercoledì 18 dicembre 2013
Lasciare un segno.
Paura; pensare al fatto che basti poco per riuscire a scomparire dalla faccia di certe vite, fa sentire sempre un po' più vuoti dentro. Un istante prima siamo pieni di qualcosa che un momento dopo non ci appartiene più, non fa più parte di noi, ne rimaniamo privi.
Speranza; ci nutriamo di essa. Speranza per poter continuare. Speranza per poter dire "Ci credo"; sarà pur vero che un giorno tornerà a scorrere dentro di noi la stessa linfa che ci ha messi in vita, che ci ha resi vivi? Prosciugati fino agli estremi, alla ricerca del nostro stesso vuoto per poterci riempire. Riempirsi col vuoto, potrà mai colmare stanze di cuore abbandonate e placare uragani inarrestabili?