https://www.youtube.com/watch?v=_fNg3qHdEcY
L'inverno stava preparando le valige. Tutto andava secondo programma. Chronos stava svolgendo il suo lavoro perfettamente così da far passare la stagione corrente ed arrivare quella successiva; solo un piccolo incidente costrinse l'inverno a trattenersi un po' più del dovuto. La primavera era alle porte, esplosiva come sempre, gioiosa; l'inverno rimase lì sull'uscio e le impedì di entrare.
Scoppiò in un pianto interminabile. Lui incrociò il suo sguardo, i suoi occhi, gli stessi che gridavano, gridavano dolore. Non capiva cosa stesse succedendo; scappò. Quei due non si conoscevano; lui, beh, lui aveva un qualcosa di magico che le donò con quello sguardo semplice, ma così intenso. Trascorse il tempo a raccogliere ogni sua più insignificante lacrima, lei, come fossero le tanto fastidiose gocce che cascano dal soffitto di qualche catapecchia di legno sconquassata da chissà quale tempesta; lui l'aiutò, pur non sapendolo. Semplicemente c'era.
L'inverno le asciugò quel bianco viso ricoperto da pioggia di sogni infranti che le scendeva ininterrottamente dagli occhi, con una semplice carezza di vento; gelida.
Gelida la carezza come divenne gelido il suo cuore. I suoi battiti divennero rimbombi, martellate lente su un pezzo di marmo ricoperto da muschio. Si fece legno, lei, si fece albero; divenne corteccia. Acidamente assisteva ai caldi baci dei giovani innamorati che incidevano su di lei frasi sdolcinate a dir poco sgradevoli per il suo cuore vuoto, muto, borbottante; tutto il suo tronco si fece pagina di parole d'amore così tanto astratte da sentirsi ricoperta ormai da nulla e pezzi stracciati qua e là.
Lui incrociò il suo sguardo, i suoi occhi, gli stessi che tacevano, tacevano rimanendo piatti e spenti. Quei due non si conoscevano; lui, beh, lui aveva qualcosa di speciale in quei suoi occhi cangianti, che andavano dal verde al castano, eppure si avvicinavano molto alla magia e allo stupore che prova un bimbo guardando l'arcobaleno: poesia. Ne aveva visti di occhi belli, lei, e sapeva riconoscerli: ci si perde dentro. Nei suoi, però, no; in questi si immergeva completamente fino a ritrovarsi, non sentendosi più spaesata, persa, vuota. Erano una sottospecie di mappa, con lui come più grande tesoro; un planisfero, con lui come più fantastica meta da visitare.
Lui le asciugò quel roseo viso ricoperto da timidi sorrisi, accarezzandole il cuore e guardandola con occhi sorridenti. Forse era lui la sua primavera, la stessa che trovò ogni qual volta l'abbracciasse per rassicurarla e riempirla di nuovi boccioli, anziché di parole fatte e sentite tante e troppe volte, incise da passanti.
Voleva essere vero, rendersi vero, vivo. E solo con lei poteva rendere acceso il sogno di far sbocciare nella sua vita una nuova primavera.
mercoledì 15 gennaio 2014
sabato 4 gennaio 2014
"Pensieri e parole"
Tentare di non annegare nella burrasca di sogni; tentare di non affogare nella bufera di pensieri. Tenere a mente la propria rotta, anche se con un po' di malinconia negli occhi nel guardare la scia tracciata, e ormai cancellata, dal veloce ma impercettibile movimento della nave che prosegue verso la meta tra gli innumerevoli "se" e "ma", armata di "nonostante tutto".
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