mercoledì 18 dicembre 2013

Lasciare un segno.

Non essere dimenticati. Non è proprio questo ciò a cui puntiamo, che desideriamo? Non miriamo alla fin fine proprio a questo? Lasciare un segno. Un segno indelebile; rimanere impressi nella mente di molti e nel cuore di quei pochi di cui ci interessa stare. Non è forse questo il nostro obiettivo? Obiettivo, paura, speranza. Obiettivo; sarebbe grandioso non abbandonare mai luoghi a cui siamo tanto affezionati, cuori a cui siamo tanto attaccati. Sarebbe grandioso non essere cacciati via, ma rendere fruttuosa la nostra permanenza, presenza, senza dover preparare da un momento all'altro le valigie e andar via per sempre per non aver continuato a pagare l'affitto, la tassa d'affetto che l'amore richiede costantemente. Un continuo guadagno, da parte di entrambi, non lascia spazio alla povertà d'animo.
Paura; pensare al fatto che basti poco per riuscire a scomparire dalla faccia di certe vite, fa sentire sempre un po' più vuoti dentro. Un istante prima siamo pieni di qualcosa che un momento dopo non ci appartiene più, non fa più parte di noi, ne rimaniamo privi.
Speranza; ci nutriamo di essa. Speranza per poter continuare. Speranza per poter dire "Ci credo"; sarà pur vero che un giorno tornerà a scorrere dentro di noi la stessa linfa che ci ha messi in vita, che ci ha resi vivi? Prosciugati fino agli estremi, alla ricerca del nostro stesso vuoto per poterci riempire. Riempirsi col vuoto, potrà mai colmare stanze di cuore abbandonate e placare uragani inarrestabili?

domenica 8 dicembre 2013

Raccoglievo fiori in maggio

Raccoglievo fiori in maggio. Fiori belli.
"Belli" forse è un termine banale, ma è quello più adeguato.

Raccoglievo fiori in maggio, in un vasto campo colorato.
"Colorato" forse è un termine banale, ma è quello più adeguato.

Raccoglievo fiori in maggio, in un vasto campo colorato, e pensavo a te.
"Te"...No, non è un termine banale, è quello più adeguato.

Raccoglievo fiori in maggio, in un vasto campo colorato, e pensavo a te, tentando di adornare il capo mio degli stessi che rubavo alla buona terra. Attorcigliavo steli verdi e m'ingaglioffavo, mancando al mio obiettivo. M'intrattenni una giornata lì, in quel campo colorato, a rendere i miei sensi auri e sublimi. Sedevo accanto a un tronco, forse quercia. Sedevo, e nell'apparente silenzio la vita continuava rimbombante. M'arzigogolavo, appropriandomi di venti non miei. Venti forti e taglienti che gridavano pensieri; pensieri non miei. Strologavo sul da farsi, mio e altrui. Lambiccavo il cervello in balia di soluzioni invocando la Fortuna, regina del tempo. Mio e non mio giungevano alla ragione. E se giunti, son ugualmente miei; e se son miei, non v'è cosa astratta o concreta da definirsi tale. Giungevano e in coro sussurravano, ognuno per conto suo. Creare dal minor volume un urlo, rende chaos al maggior vuoto.

domenica 24 novembre 2013

"Fermati, dunque, sei così bello!"

7 del mattino. Non tanto presto, non tanto tardi. 12 °C. Non tanto freddo, non tanto caldo; peccato sia in pantaloncini per la mia corsa domenicale. Pronta. Unico rumore è quello delle chiavi risucchiate dalla fessura della porta. Quell'unione perfetta urla amore; peccato siano oggetti. Scendo e rimbombano i miei passi nel silenzioso condominio; non vorrei svegliare sogni: faccio il più piano possibile. Esco. Aria, vita, silenzio. Non tanto presto, non tanto tardi; per passare devo attendere che attraversino i piccioni, per intenderci, e i netturbini continuano il loro lavoro. Inizio a correre e musica. Niente di più rilassante per pensare, riflettere, meditare. Non tanto freddo, non tanto caldo. Un brivido. Mi blocco e "Potrei dire a quell'attimo: Fermati, dunque, sei così bello!" Mi sarò innamorata, per l'ennesima volta, di quella meraviglia che riesco a contemplare solo in queste occasioni. Questa volta, però, mi siedo e l'ammiro: chissà se si accorgerà di me... Non tanto freddo, non tanto caldo. Compare il primo raggio di luce più evidente dopo che la luna, ancora alta, ha compiuto il suo compito. Beh, forse si è accorto di me davvero. Ho iniziato a pensare forte e lui mi dava risposte. Stavo bene, mi fa sentire bene. È magico, il mare. Niente di più meraviglioso. C'è solo gente che pesca qui, che corre e che va in bici. Non tanto presto, non tanto tardi. Sembra sia una tappa, questa: tutti si soffermano dinanzi allo specchio di cielo che riflette emozioni.
Riapro la playlist. Non poteva capitarmi di meglio. Sorrido: "Nuvole bianche" di Einaudi, brano per eccellenza che mi fa uscir fuori dalla mente colori, un mucchio di colori che esplodono, fuochi d'artificio. Torno indietro e tutto è più intenso: il mare è più azzurro,  il sole è più alto e riesce a scaldare questi pazzi mattutini... Iniziano a circolare macchine. 8 del mattino, soliti 12°C. Ricomoncia la routine del mondo reale.

giovedì 14 novembre 2013

Somnio ergo sum

Bisognerebbe fare attenzione ai Sogni. I propri sogni. Qualcosa di veramente astratto ma poi così tanto concreto; meta, utopia. E se poi sei in grado di viverlo? Bisognerebbe fare attenzione ai Sogni. Ma proprio ben bene! Sceglierli con una certa sicurezza, prestargli tutte le cure possibili, nutrirli, tenerli in vita... Vivi! E se poi sei in grado di realizzarlo? Quando in mano si ha qualcosa di prezioso e particolarmente fragile, si fa tutto con molta calma: si cammina pian piano, la si guarda con attenzione perché ogni minimo passo potrebbe essere letale per quel tesoro che abbiamo con noi. Quando nel cuore si ha qualcosa di prezioso e particolarmente fragile, si fa tutto con molta frenesia: come se noi fossimo una scatola contenente una sorpresa e, frettolosi, la scuotiamo tentando di capire pesantezza e varie caratteristiche del contenuto, senza tener conto del fatto che potrebbe frantumarsi. Non bisogna scuotere di certo questa scatola, bensì l'entusiasmo. E scuotiamola questa vita, rendendo il cammino più colorato e allegro! Se ci si crede davvero, intensamente, in qualcosa, la si può ottenere ma poi bisogna mantenere l'impegno: prendersene cura... Affezionarsi, vah! Perché, dopo che hai il tuo sogno lì, tra le tue mani, e pensi di non riuscire più a volerci restare assieme, beh, in quell'esatto momento, in quel preciso istante in cui pensi di mollare, lì hai perso gran parte di te, la te più vera e non sarai più in grado di ricevere e meritarti alcun'altra gioia. Bisogna immergersi, immergersi nei sogni. Un salto coraggioso, un tuffo alto, molto alto e rimanere in apnea per comprendere meglio tutto ciò che si ha dentro e se davvero è quello che vogliamo.Tutto è possibile ad un vero sognatore, nulla a chi non ci ha messo il cuore.

domenica 27 ottobre 2013

E di nuovo chaos

Passo, respiro. Perdo pezzi e ne acquisisco altrettanti. Passo, respiro. Trovarsi in una bolla di chaos e non capire più nulla. Passo, respiro. Sospiro. Sorrido e son felice; e di nuovo chaos. Colori; tutto grigio. Chaos. Allegria; lacrima. Passo, respiro. Mi son persa nel tragitto. Non so dove mi trovo, ma so cosa cerco. Mi fermo, mi siedo. So cosa voglio. Ferma, seduta. So che disto mille miglia dalla meta. Mi scappa un sorriso. Penso. I sorrisi hanno sempre un nome, come la felicità, e credo di aver trovato entrambi. Veri. Di vero c'è poco finché ci fingiamo eroi degli altri e non portatori sani d'amore. Amore. Quanto sarebbe strano il mondo popolato da malati d'amore. Pazzesco. Un mondo d'amore. Impossibile. Baderemo e badiamo al nostro egoismo ed orgoglio; non ci si abbassa facilmente ai sentimenti puri e sani, quelli che bussano forte, che travolgono la porta del nostro cuore, che la gettano giù prendendola a calci e pugni. Mi alzo. Passo, respiro. Buio; e di nuovo chaos. Che io ritrovi quelle braccia tanto familiari quanto parte di me. Stabilità. Equilibrio in mezzo alle tenebre. Luce. Mi fermo. Non capisco e non credo ai miei occhi. Mi trovo forse in un'altra dimensione, mondo, atmosfera? Chaos. Sarà vero? Non mi capacito. Può un sorriso essere tanto potente da far piangere?

martedì 17 settembre 2013

Che tu sia il mio giorno

Che tu sia il mio giorno, mi ordino. Ordino che tu non sia solo la notte dove si pensa alle cose più profonde e ci si rifugia nel sonno, sognando; dove ogni bimbo col pupazzetto dorme rannicchiato tra le lenzuola; dove due ragazzi si uniscono in un abbraccio occupando uno e un solo spazio diventando un tutt'uno e pieni di loro stessi, bastandosi; dove un cane, sul balcone, abbaia ai passanti che nella quiete debbono far risuonare le proprie chiacchiere, come se non ci fosse nessuno oltre che loro sotto i lampioni che illuminano le notturne strade periferiche. Che tu non sia per me solo luna, stelle e tutto ciò che c'è di luminoso tra le tenebre, ma anche il sole col cielo chiaro e accogliente, come se ci circondasse in un abbraccio, luce su luce, fantastiche creature su fantastiche creazioni, quel che si vede di bello sul bello, quello di cui non in tanti si accorgono, il particolare, il dettaglio, il neo nascosto. Che tu sia per me il cuore che batte, l'odore del caffè la mattina che ti trascina dal letto verso la cucina, i biscotti da immergere nella tazza; che tu sia per me il giorno, il mattino, il momento in cui ti sveglia un raggio di sole che, attraversando la finestra, ti accarezza il viso facendoti aprire gli occhi delicatamente, calma prima del fastidioso coro d'uccelli che cinguettano, confusione mattutina, dove caos e incomprensione si uniscono e solo tu sei decifrabile in un mondo di urla e parole buttate qua e là a vanvera. Che tu sia il mio giorno, il mio tutto. Il mio sorriso mentre penso a te che non si distoglie dal pensiero. Che tu sia la mezzanotte, il bacio, l'abbraccio aspettati. Il Natale e i bambini che attendono il Babbo con tanta impazienza, la Pasqua e la fretta del comprare le uova di cioccolato scelte dai propri piccoli, l'estate e il mare che si desiderano con tanta frenesia tanto da scomparire subito dopo essere arrivati, senza goderseli fino in fondo. Ma tu non sei ricordo estivo: fai parte e sei parte di quel vento che ancora mi rincorre per far volare via il tempo assieme te, senza farti smaterializzare nel nulla con l'afa estiva, all'improvviso.

lunedì 26 agosto 2013

"Tutto bene"

E se per una volta andasse tutto bene, tutto per il verso giusto? Non dover sempre dire "è andata come doveva andare" ma poter finalmente gioire con un "è andata come volevo che andasse, come era giusto per me", non dover dar conto a nessuno, non dover avere sempre quella maledetta paura di non riuscirci più e quindi di non provarci nemmeno, di non rischiare nulla, di non dare se' stessi per una partita, una sfida. Una sfida alla quale, però, non si può mancare... Non puoi rimanere a casa, devi per forza partecipare, che da spettatore che da giocatore, e ora e sempre. Un gioco continuo. E giocare per vincere, non solo per presenza; per vincere e godersi il premio conquistato. Tu lo hai mai fatto? Ti sei messo mai in gioco per vincere, per poi poter dire "ce l'ho fatta con le mie forze e ho raggiunto questo traguardo"? Perché, invece, dovremmo rinunciare sempre a qualcosa a cui teniamo davvero per fare "la cosa giusta"? Che poi... Cos'è la cosa giusta? Cos'è il giusto? Chi è a stabilirlo? Facciamo il giusto che conviene agli altri, mai a noi stessi. Questa forma di egoismo è difficile da sopportare per chi ha sempre dato e dato e mai ottenuto un minimo in cambio. Ma senza aspettarsi nulla. Questa volta, però, è giunto il momento di dire "ora tocca a me" "è il mio turno". E andare avanti con in mano quel profumo fantastico di vittoria. Ma quante volte abbiamo aspettato che arrivassero gli altri concorrenti...? Quante volte ci siamo presi cura di loro, controllando se avessero bisogno di una mano, aiutandoli... Accompagnandoli lì, proprio fino a quell'ultimo passo che ci mancava per arrivare... Il passo che ci avrebbe assicurato di poter vincere la gara? Solo un passo e tutto sarebbe stato nostro. <Dai sempre il tuo meglio. E, se quello non è bastato, dai il meglio del tuo meglio.> Credo in questa frase. Credo nel momento ho voluto crederci. Credo allo sguardo d'affamata e assurda voglia di battaglia che avevo negli occhi bramando sempre a cose più alte; lo sguardo di chi ci tiene e non vuole buttare all'aria, smantellare grattacieli che ha costruito dentro di se'. 

sabato 24 agosto 2013

Astrolicamus

http://www.youtube.com/watch?v=P7Cd3C9qGJM
Carta, fogli da nascondere per paura di cosa potrebbero pensare di un'anima fragile, l'1.00-2.00 di notte, pensieri che non puoi tenere dentro perché, sennò, mentre tenti di prender sonno, devi alzarti e appuntarli da qualche parte o potresti rimaner sveglio per ore o, ancora peggio, rischi di perderli in qualche angolo della tua fantasia... Dietro qualche parete di quella testa che sembra lanciare fuochi d'artificio dopo un certo orario, ti vuole fare impazzire dentro. "Dillo". E passivamente accetti, annuisci. Sì, va bene, lo scrivo, lo scrivo per una mia libertà. Si è alla ricerca di quella, no? Non so sinceramente di cosa sia in cerca la gente. Di cosa senta dentro. Di cosa abbia dentro. Ma se provassimo tutti a fermarci per un solo istante, anziché correre incessantemente dietro un mondo folle coi suoi acciacchi? Se toccassimo la terraferma e vedessimo, stringendo in un pugno granelli di sabbia come per dire "sì, sono qui: fermo e salvo", il mare che si muove come fosse il più grande eroe di tutti i tempi, che lotta contro gli scogli e i venti contrari, come se fosse il più grande ballerino mai esistito, e ci sa proprio fare, come se fosse in preda al panico, insicuro, assurdo, ma ci mostra il suo essere ribelle e fiero? Non siamo poi così lontani. Se assaporassimo un minimo di ciò che abbiamo attorno, saremmo pieni, pieni di natura e pieni di noi. Ci basteremmo. Ci basterebbe il mondo. Invece no, vogliamo puntare sempre in alto e altro. Ma puntando altro si abbandona la Terra e si tenta di fare un teletrasporto mentale su qualche altro pianeta, un mondo tutto nostro; o forse puntando altro ci ritroveremmo a nuotare in un mare di stelle. L'uomo è sempre stato affascinato da quei corpi celesti che vegliano su di lui ogni singolo giorno della sua esistenza. Ci sono sempre e lui non lo sa. E lui non lo sa. L'uomo è superficiale. Certo, si pone sempre delle mete ma non per curiosità o per voglia di vagare e scoprire; giusto perché non sa accontentarsi così da non riuscire mai a lasciarsi conquistare e mantenere l'atmosfera di pace e tranquillità dentro di se'. Cerca sempre nuovi orizzonti, non s'accontenta, vuole essere rapito da desideri. E quale miglior attrazione dovuta a ciò che ci ritroviamo su di noi alzando lo sguardo in una nottata di pensieri e malinconia? Il desiderio arriva dopo l'essere abbagliato puntualmente da cotanta bellezza. Poi svanisce l'incantesimo. Non sa che è tutto lì, fermo e immobile. Non sa. Se ne accorge solo quando è pronto a dedicare una lacrima al cielo. Se ne accorge solo quando sa che è troppo tardi per riavere indietro i suoi vecchi sorrisi... e così si rivolge alle stelle. La luna, di nascosto, tra una nuvola e un po' di nebbia, ammira e analizza quell'individuo che da laggiù porta i suoi occhi e tutto se' stesso, verso l'immenso prato di margherite luccicanti; proprio lei, tanto falsa da cambiare, non comprende l'uomo. Ma prova tenerezza. E lo illumina finché non s'addormenta sulla spiaggia che accoglie ogni sognatore che tenta di astrologare.