Raccoglievo fiori in maggio. Fiori belli.
"Belli" forse è un termine banale, ma è quello più adeguato.
Raccoglievo fiori in maggio, in un vasto campo colorato.
"Colorato" forse è un termine banale, ma è quello più adeguato.
Raccoglievo fiori in maggio, in un vasto campo colorato, e pensavo a te.
"Te"...No, non è un termine banale, è quello più adeguato.
Raccoglievo fiori in maggio, in un vasto campo colorato, e pensavo a te, tentando di adornare il capo mio degli stessi che rubavo alla buona terra. Attorcigliavo steli verdi e m'ingaglioffavo, mancando al mio obiettivo. M'intrattenni una giornata lì, in quel campo colorato, a rendere i miei sensi auri e sublimi. Sedevo accanto a un tronco, forse quercia. Sedevo, e nell'apparente silenzio la vita continuava rimbombante. M'arzigogolavo, appropriandomi di venti non miei. Venti forti e taglienti che gridavano pensieri; pensieri non miei. Strologavo sul da farsi, mio e altrui. Lambiccavo il cervello in balia di soluzioni invocando la Fortuna, regina del tempo. Mio e non mio giungevano alla ragione. E se giunti, son ugualmente miei; e se son miei, non v'è cosa astratta o concreta da definirsi tale. Giungevano e in coro sussurravano, ognuno per conto suo. Creare dal minor volume un urlo, rende chaos al maggior vuoto.
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